Sanremo 2017: la fiera dei talent show

L’edizione appena conclusasi del Festival di Sanremo era nelle intenzioni degli organizzatori una gigantesca fiera nazional-popolare dei talent show televisivi.

 

La tradizione sanremese è, da qualche anno a questa parte, quella di presentare tra i Big personaggi conosciuti per lo più dai genitori e da una ristretta cerchia di parenti. La domanda più frequente, e che racchiude in pieno le ultime edizioni del Festival è senza dubbio “EQUESTOCHICAZZÈ?”. Ma in realtà, seppure la domanda abbia una sua legittimità, è sintomatica del cambio di target al quale si rivolge la manifestazione canora. Siamo difatti passati da un periodo baudiano fatto di mummie canterine scongelate per l’occasione e quindi rivolte ad un pubblico attempato e nostalgico, ad una manifestazione sempre più cciovane e sbarazzina dove la fanno da padrone ragazzotti e ragazzotte idoli di adolescenti che seguono morbosamente ogni sorta di reality musicale.

Pino dei Palazzi sul palco dell’Ariston

Sebbene questa edizione sia stata vinta da un personaggio lontano dal mondo dei talent, abbiamo avuto sul palco dell’Ariston la più grande concentrazione di cantanti e presunti tali che gravitano o hanno gravitato intorno al mondo dei talent.

Sono un prodotto di X Factor Michele Bravi, Chiara, Alessio Bernabei ex Dear Jack, e ovviamente Giusy Ferreri. Mentre per la squadra di Amici, capitanata dalla conduttrice del Festival Maria De Filippi, abbiamo il mastodontico Sergio Sylvestre ed Elodie. Poi c’era Alice Paba (in coppia con Nesli) vincitrice di The Voice of Italy, Ludovica Comello da Italia’s got talent e Bianca Atzei da Tale e Quale Show.

Ma se questi appena elencati sono i più appariscenti, ci sono altri nomi più subdoli. Ad esempio Fabrizio Moro che è stato professore ad Amici ed il terzo classificato Ermal Meta. Il cantautore italo-albanese  è difatti autore della maggior parte delle canzoni di questi pseudo-artisti fuoriusciti dalla TV come Annalisa, Francesca Michielin, Mengoni, Chiara, Giusy Ferreri, Moreno, Lorenzo Fragola, Emma Marrone, Alice Paba ed Elodie, vi bastano?

Il grande Michelino della mensa sul palco dell’Ariston.

E se vogliamo essere ancora cattivi nominiamo pure Gigi D’Alessio compagno di Anna Tatangelo ex giudice di X Factor e Samuel ex subsonica con Boosta ora ad Amici.

Ma non sono solo i concorrenti ad appartenere alla galassia talent, in questo sistema masturbatorio di autocompiacimento anche gli ospiti vengono dallo stesso mondo. Come ad esempio Mika e Alvaro Soler i quali sono stati entrambi giudici di X Factor. Sempre in quota X Factor è stato visto gravitare nel Dopo Festival Manuel Agnelli, seduto sullo stesso divanetto di Gigi D’Alessio.

Ora la domanda più lecita da porsi dopo tutta questa parata è “Ma è veramente questa la musica italiana?”.

La risposta potrebbe sembrare scontata, a chi ha un minimo di cultura musicale verrebbe da rispondere prontamente “NOOOO!!”. Ma siamo sicuri? L’industria discografica classica, come la conoscevamo un tempo, è ormai scomparsa, o meglio ha cambiato pelle, diventando una sorta di fabbrica di automi che garantiscono di abbassare al minimo i rischi degli investimenti del settore. I talent televisivi sono diventati infatti un banco di prova dei gusti del pubblico che vota il cantante preferito, e lo fa per tutte le puntate fino a portarlo alla vittoria finale. Il cantante riceve gloria, ospitate televisive, passaggi radiofonici garantiti, un contratto discografico, una partecipazione a Sanremo garantita con un pezzo d’ufficio scritto da Ermal Meta e uno o due anni di fama per poi tornare a fare l’elettrauto.

Ma voi direte “la vera musica è un’altra cosa, ci sono anche gruppi coi controcazzi in Italia”, forse è anche vero, ma i locali dove si suona dal vivo sono pieni di cover band dei Modà, non prendiamoci per il culo: LA GENTE VUOLE LA MERDA. La monnezza da talent è perfetta, è leggera, mai impegnata, rassicurante, ormai sono tutti assuefatti a questo livellamento verso la mediocrità. Ed è talmente forte questa decadenza musicale che molti hanno avuto un’erezione a veder vincere a Sanremo un tizio che ballava con una scimmia. Francesco Gabbani è sembrato a molti il nuovo profeta, alcuni lo hanno accostato a Rino Gaetano, altri addirittura a Battiato, beh francamente esagerato per un pezzo abbastanza ruffiano forse più adatto ad una seduta di Zumba al Villaggio turistico l’Oasi di Isola Capo Rizzuto (KR). Ma forse di ‘sti tempi bisogna accontentarsi di Gabbani? No, decisamente no, meglio evolversi.

Il balletto simbolo di quest’edizione di Sanremo.

[Fabio Castaldi]

 

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